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Orario Santa Messa

Feriale: ore 07.30

Festivo: ore 07.30 - 10.30 - 17.30

VENDESI suolo Edificatorio mq 252 (Depressa) vicino Piazza Duca di Salve, buon prezzo info: 347.5531973

I Galantuomini

...Sono un credente, ma il mio vuole essere un discorso da laico e faccio l’esempio di Depressa, la mia comunità, così non si offende nessuno: c’è un forte senso di appartenenza intorno ai Santi Medici; se non ci fosse questo collante e, per inciso, non ci fosse don Flavio Ferraro con la sua attività, invece di quei 4-5 casi di droga che si registrano, ce ne sarebbero almeno il doppio. Di questo ne sono certo”.

Consensi in serie per “Galantuomini”, il nuovo film di Edoardo Winspeare in gara al Festival Internazionale del Film di Roma. Felicissimo, naturalmente, il regista tricasino: “Siamo molto contenti. Al Festival è stato il film italiano che ha maggiormente impressionato. Emozionante, al termine della proiezione, l’applauso in sala di oltre 2mila persone, con molti addetti ai lavori tra produttori, registi e attori”. Bello anche il “Marc’Aurelio d’Argento” a Donatella Finocchiario. Rammarico, però, per quei 5 voti di scarto che hanno impedito al film di vincere il Festival. “E dire che sarebbe bastato che il mio sceneggiatore e gli attori avessero votato. Non lo hanno fatto perché erano tutti talmente presi dal Festival, che nessuno ci ha pensato. Peccato, anche perché”, sorride Winspeare, “al regista sarebbero toccati 75mila Euro… Comunque va bene così, consoliamoci dicendo che è… più elegante e che spesso i film che vincono ai festival corrono poi il rischio di non primeggiare ai botteghini”. E questo è un punto che il regista ci tiene a chiarire: “Galantuomini” non è per pochi eletti, fanatici di cinema, ma un film per tutti. Del resto Edoardo è sempre stato un fautore della cultura popolare: “La cultura non deve mai essere fine a se stessa, da consumare nei soliti salotti e riservata solo ad una cerchia elitaria, ma deve poter avere un impatto sulla gente, aiutare a riflettere”. Tra i tanti complimenti ricevuti, quale ti ha fatto più piacere? “Mi è piaciuta la definizione di “film emozionante e commovente”. Mi hanno inorgoglito le recensioni di Lietta Tornabuoni de “La Stampa” e le “3 stelle” assegnateci da Paolo Mereghetti del “Corriere della Sera”, il decano dei critici di cinema”. Con l’uscita di “Galantuomini” sono tornati in auge anche coloro che già ai tempi di “Sangue Vivo” t’imputarono di aver dipinto un Salento peggiore di quello che è in realtà. “Questa è un affermazione che sinceramente mi sembra molto… mafiosa! Io amo il Salento e nei miei film ci sono i buoni e i cattivi, come in realtà accade in tutte le società. Se facciamo una statistica di 100 film, vedremo che almeno in 50 c’è un omicidio perché, in arte e letteratura, fa scaturire passioni, ambizioni, lotta per il potere. Se dovessimo ragionare come i “soloni” di cui sopra, in base alle tragedie greche dovremmo dire che tutti i greci sono dei criminali tremendi. Piuttosto ritengo che in Italia, soprattutto nel Salento, non siamo abituati alla narrazione. E mi riferisco a quelli di sesso maschile abituati a leggere saggi perché ritengono tutto ciò che è romanzo qualcosa di femminile, frivolo, addirittura di bassa lega. Gli anglosassoni, i russi, invece, si cibano di romanzi. Io amo la mia terra ed amandola ho voluto anche raccontare quel periodo di inizio anni ‘90 che ha rappresentato un cono d’ombra, nel quale dettava legge la Sacra Corona Unita. Ma la parte fondante del film è la narrazione, il racconto dei sentimenti, delle relazioni tra uomini. Dal film si deduce che quelle persone sono capaci di gesti efferati, ma in un ambiente che non è mafioso. Secondo me, infatti, la SCU ha poco a che vedere con la cultura del posto, sono piuttosto dei criminali consorziati tra loro in una struttura di tipo mafioso. In effetti, non hanno resistito a lungo grazie al lavoro della Magistratura, di Cataldo Motta, Leone De Castris, dei Carabinieri, della Polizia, ma anche perché non si aveva a che fare con dei mafiosi, mi si passi il termine, “seri”. Lo stesso Cataldo Motta diceva: “L’85-90% degli affiliati alla SCU sono pentiti; in Calabria quelli della ‘Ndrangheta non superano il 15-20%”. Tutto ciò non toglie, però, che nell’89, in provincia di Lecce, ci sono stati 110 morti ammazzati”. Forse quell’emergenza è stata più sentita in alcuni paesi piuttosto che in altri. “Ma parliamo sempre della provincia di Lecce: Trepuzzi, Monteroni, Surbo, ma anche Nardò, Galatina, Taurisano, Ugento, Taviano, Racale, Gallipoli…”. Dunque, rigetti in maniera forte l’accusa di aver maltrattato il Salento. “Proprio perché si ama, a volte si rimane indignati di più. Quando parlo con la borghesia salentina, alla quale teoricamente dovrei appartenere, spesso mi scontro su questi temi. Loro come “detentori del potere” tendono, in maniera forse più subcosciente che mafiosa, a non vedere l’esistenza di determinati problemi. Questo perché se li vedessero, probabilmente avrebbero più sensi di colpa. Si tende a minimizzare o a nascondere per non avere delle responsabilità. Io, invece, penso che se nel Salento qualcosa non va, la colpa è di tutti, compreso Edoardo Winspeare membro della comunità, che forse non ha fatto abbastanza, non ha prestato attenzione ai giovani, ai ragazzini, all’educazione ambientale, alla civiltà. Quando feci “Sangue Vivo”, in paesi come Nardò, Taviano, ecc., ero avvicinato da Assessori o anche da maestri di scuola che mi accusavano di raccontare cose che non avevo visto e mi dicevano “qua non c’è la droga!”. Ma un padre che, davanti al figlio indisciplinato a scuola, nega l’evidenza, non fa mica il bene del ragazzo… Ci piace sentirci dire che siamo puri, carini, innocenti e ospitali. E noi siamo così; ma siamo stati anche capaci di produrre un fenomeno come quello della Sacra Corona Unita. Nei miei film non riesco a prescindere dall’aspetto etico e morale, però prima di tutto sono un narratore di storie per immagini. “Galantuomini” è un melò con uno scheletro noir e nei film criminali c’è molto aspetto etico”. Chi sono i galantuomini del tuo film? “Il titolo fa riferimento ad un Magistrato divorato dal dilemma se stare dalla parte della legge e della giustizia, e quindi essere un galantuomo, oppure seguire le ragioni del cuore e continuare la storia d’amore con una donna che i casi della vita hanno voluto schierata dalla parte del male”. Quali luoghi salentini si riconoscono nel film? “Lecce, dove è stato girato il 40% delle scene, poi Felline, Specchia, Torre San Giovanni, Tricase, Novaglie”. Giovedì 20 novembre l’Anteprima Nazionale a Lecce, al Cinema Massimo; poi, da venerdì 21, il film sarà proiettato nelle migliori sale italiane. Dopo i successi romani, ti aspetti di scalare le classifiche di incassi? “E’ il primo film  con cui ho sinceramente la possibilità di avere un buon risultato al botteghino. “Pizzicata” è stato distribuito nel giugno del 1995 con una sola copia: facemmo 75 milioni delle vecchie lire in Italia, un miliardo in Francia e 500mila dollari negli USA. E inoltre lo vendemmo in 26 Paesi. “Sangue Vivo” uscì nel giugno del 2000, durante gli Europei di calcio con l’Italia che arrivò in finale, e tutto sommato non andò male. “Miracolo” andò meglio e nonostante uscì con poche copie, una quarantina, fece un milione di Euro in Italia. “Galantuomini” dovrebbe uscire con un centinaio di copie ed ha goduto di una buona spinta mediatica. Speriamo bene. Ci sono le solite incognite legate ai film italiani, con “l’aggravante” che la metà dei dialoghi sono in dialetto con i sottotitoli”. Da “Pizzicata” al lancio delle Officine Zoe, all’impegno costante per promuovere, a tutti i livelli, la salentinità, nessuno può disconoscerti il merito di aver contribuito a questo fenomeno Salento ormai dilagante. “Durante la festa di “Galantuomini”, svicola con modestia Winspeare, “con un migliaio di invitati, tra cui tutti gli attori del Festival, anche stranieri, abbiamo donato dei pomodorini secchi con la scritta “Saluti dal Salento”: sono stati gadgets graditissimi. Allargando il discorso, in questi anni abbiamo lavorato tutti, prima i Sud Sound System, poi io con i miei film, Zoè, i Negroamaro, Alla Bua, Mascarimirì, Apres La Classe, Livio Romano, ecc. E possiamo dire che nel nostro caso la cultura ha influenzato la civiltà. Come dicevamo prima, non cultura fine a se stessa, ma con una ricaduta importante”. Poi Winspeare racconta un aneddoto legato al suo nuovo film: “Con “Galantuomini” abbiamo lanciato una nuova figura: al posto della “dialogue coach”, il “dialect coach”. Abbiamo “salentinizzato” i personaggi, portando gli attori (Donatella Finocchiaro, Fabrizio Gifuni, Beppe Fiorello, Marcello Prayer, Gioia Spaziani, Giorgio Col angeli, Ndr) qui da noi e sotto la guida del “dialect coach”, ossia Biagino Bleve di Corsano, gli abbiamo fatto fare una full immersion per imparare al meglio il nostro dialetto”. Neanche il tempo di goderti il successo di “Galantuomini”, che sei già al lavoro. Che stai girando? “Due documentari. Il primo su una scuola materna al Celio di Roma con il 70% degli alunni extracomunitari e il 30% di italiani, con gli operatori disponibili 24 ore al giorno per 12 mesi all’anno: persone straordinarie che si impegnano per integrare i bambini extracomunitari e anche i loro genitori. Lo stesso fanno per quei bambini italiani che vivono una realtà difficile, ottenendo risultati incredibili. Il secondo documentario lo sto girando nel Salento ed è sulla musica classica in provincia di Lecce: è un progetto che firmo con Ludovica Polito di Novoli. Tenori, mezzosoprani, soprani, alti, pianisti… ho scoperto che nel Salento c’è un bel movimento intorno alla musica classica”. Noi salentini siamo un popolo di galantuomini? “Parafrasando i fratelli Cohen, mi verrebbe da dire che questo non è più un paese per galantuomini. Così come tutta l’Italia. Io sogno sempre un paese dove una stretta di mano valga più di qualunque contratto. Un galantuomo altro non è che una persona corretta, che mantiene la parola data. La salvezza può venire proprio dalla Puglia, dal Salento. Ho amici che vivono realtà assai più difficili della nostra, come quella campana: Matteo Garrone e Maurizio Braucci che lavorano a Scampia; lo stesso Roberto Saviano, la cui storia conosciamo tutti. Ma identico discorso vale per la Calabria e la Sicilia. Da noi, invece, si può ancora fare qualcosa: nonostante il clientelismo, il fenomeno-droga che non ci ha risparmiato e tanti altri problemi, può aiutarci il senso di comunità che è ancora forte”. E questo, a quanto è dato sapere, ispirerà anche il tuo prossimo film, che sarà (finalmente) una commedia. “Il titolo sarà “Il paese più bello del mondo”, la storia di un uomo che ritorna al suo paese e ritrova tutte quelle piccole ma importantissime cose che caratterizzano la nostra vita di tutti i giorni”. Quale sarà questo paese? “Ci sono centri che io ammiro molto proprio per lo spiccato senso di comunità, di appartenenza, e mi riferisco a Corsano, Specchia, Calimera, Andrano. Non credo sia una coincidenza, ma spesso c’è più senso di appartenenza quanto più forte è il… Santo Protettore: San Biagio a Corsano, San Brizio a Calimera, sono un collante per tutti, anche per coloro che non credono. Sono un credente, ma il mio vuole essere un discorso da laico e faccio l’esempio di Depressa, la mia comunità, così non si offende nessuno: c’è un forte senso di appartenenza intorno ai Santi Medici; se non ci fosse questo collante e, per inciso, non ci fosse don Flavio Ferraro con la sua attività, invece di quei 4-5 casi di droga che si registrano, ce ne sarebbero almeno il doppio. Di questo ne sono certo”.

                                                                                                  di Giuseppe Cerfeda tratto da www.ilgallo.it

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